Il progetto DeepAiUG

DeepAIUG è un progetto opensource creato alla fine del 2025 da Vincenzo Iodice per aiutare gli utilizzatori finali di strumenti AI a comprendere meglio cosa accade “sotto il cofano” quando si interagisce con i principali Chatbot ai quali tutti stiamo dando sempre più fiducia. 

L’intelligenza artificiale ci sta indubbiamente aprendo opportunità senza precedenti, ma, come sempre, da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

L’estrema facilità con la quale chiunque può interrogare un chatbot e ottenere risposte per molti aspetti strabilianti spinge in secondo piano il contesto, la cornice del ragionamento,

i limiti intrinseci delle risposte ricevute, gli assunti sottintesi, le possibili alternative, la segretezza e privacy dei dati e perfino gli errori logici nella formulazione delle domande. Solo l’utente può decidere se fermarsi in superficie e prendere per buona la prima risposta del pappagallo stocastico oppure scavare più a fondo.

La buona notizia è che in questo percorso di consapevolezza l’utente può essere preso per mano e guidato.

Nel corso dell’incontro con Vincenzo Iodice abbiamo affrontato il tema dell’intelligenza artificiale cercando di sottrarlo sia agli entusiasmi facili sia alle letture troppo semplificate che spesso accompagnano questa materia. Ne è emerso un confronto ricco, nel quale l’AI non è apparsa come una scorciatoia miracolosa, ma come uno strumento estremamente potente da comprendere e governare con attenzione.

Il punto di partenza della conversazione è stato il progetto DeepAiUG, nato dall’esigenza di andare oltre la semplice informazione sull’intelligenza artificiale per costruire invece un contesto di sperimentazione reale. Vincenzo ha raccontato come, accanto alla divulgazione oggi disponibile su molti canali di qualità, avvertisse la mancanza di uno spazio in cui le persone potessero “sporcarsi le mani” con questa tecnologia, mettendola alla prova. Da qui l’idea di un gruppo di lavoro capace di unire approfondimento tecnico, pratica, riflessione etica e dialogo con il mondo delle imprese.

Questo aspetto è particolarmente interessante perché mostra un’impostazione che può parlare a tecnici e sviluppatori, ma anche a professionisti, consulenti e imprenditori. L’incontro ha infatti evidenziato come sia essenziale capire in quale modo inserire gli strumenti di AI nei processi di lavoro, in grado di valorizzarne le potenzialità senza smarrire il controllo.

Uno dei passaggi più significativi della conversazione ha riguardato proprio il rapporto tra velocità della macchina e responsabilità umana. L’intelligenza artificiale consente oggi di comprimere tempi di analisi, scrittura e sviluppo in misura impressionante. Tuttavia, questa accelerazione rischia di diventare controproducente se l’utilizzatore rinuncia a impostare prima un proprio ordine mentale, un’architettura di pensiero, una direzione. In altri termini, il problema non è la potenza dello strumento, ma il modo in cui ci si affida ad esso. Prima viene la capacità dell’uomo di ragionare; poi viene la macchina, che può amplificare e velocizzare quel ragionamento.

Da questa premessa nasce uno degli elementi più originali del progetto DeepAiUG: i cosiddetti “bottoni socratici”. Si tratta di un’interfaccia pensata per introdurre attrito, dubbio e verifica all’interno del dialogo con il modello linguistico. Uno strumento che invita l’utente a confutare la risposta ricevuta, a esplorare alternative, a mettere in discussione perfino la domanda formulata. È un’idea molto forte, perché contrasta una delle derive più insidiose dell’AI generativa: l’illusione che una risposta plausibile, ben formulata e fluida debba essere per questo anche affidabile o giusta.

Un altro tema centrale è stato quello della privacy e dell’uso di modelli locali, particolarmente rilevante per imprese e studi professionali che trattano dati e documenti riservati. La possibilità di far lavorare i modelli in locale, o comunque entro architetture più presidiate, apre infatti scenari importanti per un utilizzo più sicuro e controllato dell’AI, anche in ambiti nei quali la protezione delle informazioni è essenziale.

Il messaggio che ci portiamo a casa dall’incontro: bisogna imparare a usare bene l’AI, inserendola dentro un metodo, una cultura del controllo, una disciplina del dubbio e una responsabilità umana che restano, oggi più che mai, il vero centro del processo decisionale.