Recentemente è entrato in vigore il provvedimento “Omnibus Stop-the-Clock” della Commissione Europea in tema di Sostenibilità, che anticipa significative semplificazioni e rinvia di due anni gli obblighi di rendicontazione previsti dalla CSRD per le grandi imprese con più di 250 dipendenti e per le PMI quotate; restano invece invariati gli obblighi per le grandi imprese quotate con oltre 500 dipendenti.
Rinvia inoltre al 26 luglio 2028 gli obblighi di due diligence previsti dalla CSDDD per i gruppi più grandi, oltre 5000 dipendenti, mentre resta invariata per le Imprese con almeno 3000 dipendenti al 26 luglio 2028 e per le Imprese con almeno 1000 dipendenti al 26 luglio 2029.
Le Imprese possono quindi occuparsi ora, liberamente e senza complicati formalismi, delle Questioni di Sostenibilità, che ritengono economicamente compatibili con le proprie gestioni e rilevanti sotto ogni aspetto per sé stesse.
La scelta della Commissione Europea, maturata nell’attuale contesto economico-sociale, ha suscitato reazioni diverse, poiché alcune Imprese hanno dilatato o, peggio, sospeso temporaneamente le attività ESG; altre invece temono che il rallentamento stia indebolendo le motivazioni a seguire i percorsi avviati.
Per le realtà prossime alla prima rendicontazione ESG, la sospensione dell’obbligo presenta apparenti immediati vantaggi economici, come il risparmio per il rinvio degli adempimenti formali, ma anche rischi, ora difficilmente stimabili, per i maggiori costi di una successiva ripresa dei progetti interrotti.
Le Imprese potrebbero utilizzare questo tempo per meglio programmare, pianificare e controllare gli effetti dell’impatto dei fattori ESG sui propri processi, e consolidare le prassi e le procedure di sviluppo e monitoraggio delle proprie supply-chain. Ciò consentirebbe non solo di conservare vantaggio competitivo e reputazionale, premiato da consumatori e investitori attenti alla Sostenibilità, ma anche di prepararsi ai prossimi obblighi normativi, impegnativi, seppure alleggeriti come preannunciato.
Per le Imprese fin qui escluse dall’obbligo, la Sostenibilità rimane una sfida strategica. Le B2C sono spinte a adeguarsi dalla domanda crescente dei consumatori, sensibili agli indicatori ESG indipendentemente da leggi e regolamenti, quindi, per queste proseguire volontariamente i percorsi ESG genererebbe subito un vantaggio reputazionale e di mercato.
Diversa, ma di analoga difficoltà, la situazione delle Imprese fornitrici B2B, che, magari senza obblighi per dimensione, devono allinearsi alle aspettative dei Clienti al vertice delle filiere, pure loro probabilmente obbligati dal 2028. Rispondere oggi ai criteri ESG da parte di queste, ne rafforzerebbe la posizione nelle supply-chain, proteggendole dai rischi di esclusione.
Questi due anni di sospensione non devono essere vissuti come un “vuoto temporale”, ma come una preziosa opportunità di libertà organizzativa, per rivedere e aggiornare, i processi aziendali, produttivi, commerciali e amministrativi, primariamente da un punto di vista economico, anche in funzione dell’avviata transizione digitale ed ecologica in corso.
Al di là degli obblighi delle future normative, la Sostenibilità è un asset imprescindibile per la competitività economica e reputazionale delle Imprese.
In conclusione, il provvedimento “Omnibus Stop-the-Clock” rappresenta un’opportunità strategica per le Imprese che, anziché fermare i progetti ESG, approfitteranno del maggiore tempo loro concesso per riposizionare gli investimenti necessari ad accrescere la propria cultura aziendale, e le modalità di fare Impresa, orientandole al futuro.
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Gianfranco Barbieri
Barbieri & Associati Dottori Commercialisti
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