Conversazione con la dott. Giovanna Ricuperati, Presidente Confindustria Bergamo.
Stiamo parlando da tempo di competitività, competenze, innovazione, energia e posizionamento sui mercati. Per delineare un quadro che vada oltre i confini regionali è stata nostra ospite Giovanna Ricuperati, Presidente di Confindustria Bergamo e Special Adviser per la Cultura d’impresa presso Confindustria.
Con la moderazione di Gianfranco Barbieri.
In un tempo in cui la manifattura italiana continua a mostrare capacità competitiva e vocazione internazionale, pur essendo sottoposta a pressioni esterne sempre più intense, questa conversazione offre una chiave di lettura particolarmente utile. Il confronto tra Emilia-Romagna e Lombardia, due fra i più forti territori produttivi del Paese, diventa l’occasione per riflettere non soltanto sulle difficoltà del presente, ma anche sulle condizioni necessarie per affrontare con lucidità il futuro dell’impresa.
Molte delle criticità che oggi gravano sulle aziende non nascono all’interno delle imprese, ma nel contesto che le circonda. Energia ancora troppo costosa, instabilità geopolitica, trasformazioni demografiche, incertezza normativa, tempi lenti nell’attuazione delle misure pubbliche e ridefinizione degli equilibri globali rendono più difficile programmare, investire e scegliere. In questo scenario, tuttavia, le imprese italiane continuano a esprimere una notevole capacità di reazione.
Ci troviamo pertanto nella necessità di governare l’incertezza attraverso gli strumenti a disposizione. Non bastano intuizione o resilienza. Servono assetti organizzativi, amministrativi e contabili realmente adeguati; serve la capacità di leggere tempestivamente i segnali del cambiamento e di correggere la rotta quando il programma originario non è più sostenibile. Oggi la competitività dipende sempre più da dalla qualità delle decisioni, dalla rapidità di adattamento, dalla possibilità di tenere insieme investimenti di lungo periodo e flessibilità operativa.
Un secondo passaggio decisivo riguarda il valore strategico dei territori manifatturieri. Province come Bergamo, Brescia e molte aree dell’Emilia-Romagna rappresentano concentrazioni rare, in Europa, di competenze industriali, filiere specializzate e capacità esportativa. Sono ecosistemi preziosi, da accompagnare con politiche industriali all’altezza. Questo significa infrastrutture, credito, energia a costi sostenibili, formazione, trasferimento tecnologico e valorizzazione delle specializzazioni territoriali.
Dal dialogo emerge con forza anche un altro aspetto: il futuro industriale non si costruisce in astratto, ma riconoscendo e rafforzando ciò che i territori sanno fare meglio. Dalla meccatronica ai comparti legati all’energia, il tema non è soltanto difendere ciò che esiste, ma aiutare soprattutto le piccole e medie imprese a leggere i mercati, comprendere le traiettorie di sviluppo e collocarsi con maggiore consapevolezza nei settori a più alto potenziale.
La conversazione affronta poi un nodo spesso semplificato nel dibattito pubblico: la sostenibilità dell’impresa. Non solo ambiente, ma anche persone, responsabilità, organizzazione e qualità della governance. Vuol dire capacità di attrarre competenze, gestire bene i passaggi generazionali, aprirsi a nuovi apporti manageriali, costruire strutture decisionali più solide. In altre parole, vuol dire mettere l’impresa in condizione di durare, evolvere e non dipendere soltanto dall’intuito o dalla volontà di chi la guida in un determinato momento storico.
C’è poi una riflessione importante sul rapporto tra impresa e società. Per essere riconosciuta fino in fondo come soggetto che crea valore economico e sociale, l’impresa deve anche saper rendere più visibile ciò che accade al suo interno: il lavoro, la tecnologia, la qualità dei processi, l’innovazione, la cura delle persone, l’assunzione di responsabilità. Raccontare meglio l’impresa è un passaggio necessario per contrastare rappresentazioni superficiali e restituire centralità a ciò che l’industria produce per il Paese.
Il quadro resta complesso, ma non privo di prospettiva. Il sistema produttivo italiano conserva energie straordinarie, purché venga messo nelle condizioni di esprimerle. Servono istituzioni più rapide, politiche più coerenti e una cultura d’impresa consapevole del proprio ruolo economico, sociale e territoriale.
