Parliamo di lavoro e capitale umano, partendo da una riflessione: dopo tanta attenzione al territorio dove si sono svolte le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali 2026 Milano-Cortina, come si può trasformare questo rinnovato entusiasmo in un vantaggio per le aziende locali?

Ringraziamo la dott. Valerie Schena Ehrenberger, CEO di ValtellinaLavoro Vicepresidente Confindustria ASSOCONSULT, per questa interessante conversazione con Gianfranco Barbieri.

Milano Cortina, il lavoro che resta: il valore delle competenze nate sul campo

Quando si parla di Olimpiadi, il pensiero corre subito alle immagini più visibili: la cerimonia, le gare, il pubblico internazionale, la bellezza dei luoghi, la macchina organizzativa. Ma ogni grande evento lascia anche qualcosa di meno appariscente e, proprio per questo, forse ancora più importante: un patrimonio di competenze, di consapevolezza e di possibilità che continua a vivere ben oltre i giorni della manifestazione.

È questo uno dei nuclei più interessanti emersi nella conversazione con la dott.ssa Valerie Schena Ehrenberger, che ha offerto una lettura molto concreta e insieme molto lucida dell’eredità che Milano Cortina può lasciare ai territori e al mercato del lavoro.

Il suo punto di osservazione è particolarmente prezioso perché parte dall’esperienza diretta di un territorio come la Valtellina, che ha vissuto da vicino la portata dell’evento. Non solo come scenario di competizioni o meta di visitatori, ma come luogo chiamato a misurarsi con un livello altissimo di complessità organizzativa, tecnica e relazionale. E proprio qui sta il primo elemento di valore: eventi di questa dimensione non mobilitano soltanto risorse, ma attivano persone, accelerano apprendimenti, mettono alla prova capacità che in altri contesti emergerebbero molto più lentamente.

La vera legacy, allora, non è solo nelle infrastrutture o nella visibilità internazionale. È nelle persone. In chi ha lavorato dietro le quinte, nello staff, nella logistica, nella sicurezza, nell’accoglienza, nella comunicazione, ma anche in chi ha partecipato come volontario.

Nel suo intervento, la dott. Schena restituisce bene il senso di questo passaggio: chi ha vissuto dall’interno un’esperienza simile ha sviluppato competenze che oggi hanno un valore reale per le imprese. Problem solving, rapidità di apprendimento, capacità di lavorare in team multidisciplinari e internazionali, adattabilità, gestione della pressione, orientamento al risultato. Competenze pratiche spendibili in diversi contesti.

Ed è proprio qui che la sua riflessione diventa particolarmente rilevante anche per chi, nelle aziende, si occupa di selezione, organizzazione e crescita delle persone. La dottoressa mette in evidenza con grande chiarezza un nodo molto attuale: in Italia facciamo ancora fatica a riconoscere fino in fondo il valore delle competenze trasversali maturate fuori dai percorsi tradizionali o formali. Troppo spesso continuiamo a leggere i profili in modo lineare, mentre il mercato del lavoro richiede ormai strumenti più evoluti e uno sguardo più aperto.

C’è poi un secondo aspetto che nel suo intervento emerge con forza: l’attrattività dei territori. Milano-Cortina ha permesso di mostrare realtà spesso percepite come periferiche in una luce completamente diversa, come contesti capaci di innovazione, organizzazione, tecnologia, professionalità avanzate. I territori crescono anche quando imparano a raccontarsi meglio, senza enfasi artificiale ma con consapevolezza, coerenza e fiducia nei propri punti di forza.

In questo senso, l’evento ha lasciato anche una traccia culturale. Ha acceso un orgoglio nuovo, una maggiore coscienza del fatto che l’Italia, e i suoi territori, possono funzionare bene, saper collaborare, saper accogliere, saper gestire complessità. E questo non è un dettaglio. 

Infine, la conversazione tocca un tema che oggi nessuna impresa può permettersi di affrontare in modo superficiale, ossia la capacità di trattenere le persone. Anche qui richiama a un principio essenziale: non basta offrire una retribuzione o replicare formule standard, occorre capire che cosa cercano le persone, quali condizioni rendono un’esperienza professionale sostenibile, motivante e desiderabile nel tempo. Serve ascolto, serve conoscenza, serve una cultura organizzativa capace di andare oltre gli automatismi.

Restano competenze, relazioni, fiducia, attrattività. Ma resta anche la responsabilità di non disperdere ciò che è emerso, e di saperlo trasformare in crescita reale per le persone, per le imprese e per i territori.