L’innovazione applicata e il trasferimento tecnologico sono oggi i principali driver della competitività delle imprese, in particolare nei territori a forte vocazione manifatturiera come il nostro.
Il 25 febbraio 2026 Gianfranco Barbieri ha moderato la conversazione con l’ing. Claudio Mingozzi, Presidente della Filiera Chimica e Farmaceutica di CONFINDUSTRIA EMILIA AREA CENTRO, con BANCA D’ITALIA, ringraziando il Direttore Pietro Raffa e la dott.ssa Silvia Del Prete, Capo Divisione Analisi e Ricerca Territoriale, insieme al dott. Roberto Ricci Mingani, Direttore Generale Ricerca, Conoscenza, Lavoro, Imprese della REGIONE EMILIA-ROMAGNA.
L’incontro ha rimesso al centro un punto chiave: innovazione e trasferimento tecnologico sono un tema “tecnico”, ma anche la leva principale per recuperare produttività e crescita in un contesto di incertezza geopolitica e fragilità strutturali.
Banca d’Italia ha richiamato l’urgenza di agire su un ecosistema dell’innovazione: capitale di rischio, lavoro qualificato, concorrenza, circolazione delle idee e riduzione delle asimmetrie informative fra finanziatori e imprese. Il quadro macro evidenzia una fase di crescita debole (con riferimento ai dati regionali), aggravata da nodi strutturali: flessione del valore aggiunto manifatturiero, produttività disomogenea, difficoltà di scala e ritardi nel capitale umano (quota di laureati, competenze STEM/ICT).
La Regione Emilia-Romagna ha portato il messaggio operativo: gli strumenti ci sono, ma vanno aggiornati e resi “usabili”. È stata descritta una strategia fatta di bandi e infrastrutture (startup innovative, attrazione talenti, dottorati in impresa, tecnopoli e rete di hub), con un punto di attenzione: il passaggio critico è trasformare brevetti e ricerca in industrializzazione, evitando che il valore generato venga trasferito all’estero.
Il confronto con il mondo industriale ha aggiunto tre punti chiave:
l’innovazione “di prodotto” è necessaria, ma oggi pesa molto di più l’innovazione “di processo” (automazione/robotica/AI) per reggere la pressione demografica e competitiva;
l’accesso agli strumenti (bandi/finanza) deve diventare compatibile con i tempi delle imprese, altrimenti i progetti restano in standby;
la competitività futura dipende anche da fattori abilitanti: costo dell’energia e logistica, oltre a competenze tecniche nuove (meccatronica, cybersecurity, e-commerce, data).
In chiusura, è emersa una convergenza: non esiste una soluzione unica. Serve una combinazione di politiche e strumenti che tenga insieme produttività, competenze, trasferimento tecnologico e sostenibilità “sostenibile”, distinguendo la sostanza (investimenti reali) dalla burocrazia.
