Conversazione con il dott. Marcello Pollio
alla luce della pubblicazione del Decreto dirigenziale 23 aprile 2026 e dei
Principi di Comportamento dell’Esperto della composizione negoziata.
Composizione negoziata: ruolo, responsabilità e metodo di lavoro dell’esperto
Qual è il corretto ruolo dell’esperto nella composizione negoziata della crisi? Quanto deve intervenire nelle scelte dell’imprenditore e nella conduzione delle trattative? E quali elementi devono orientare la valutazione sulla concreta possibilità di risanare l’impresa?
Sono alcuni dei temi affrontati nella conversazione con Marcello Pollio, esperto di crisi d’impresa e componente della Commissione del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili che ha lavorato alla definizione dei principi di comportamento dell’esperto.
Il confronto parte dalla progressiva maturazione della composizione negoziata. Dopo una prima fase caratterizzata da interpretazioni non sempre uniformi, l’esperienza maturata nei diversi incarichi ha consentito di individuare con maggiore precisione le funzioni, i limiti e le responsabilità dell’esperto.
Tra esperto “assente” ed esperto troppo invasivo
Uno dei rischi principali è rappresentato da due atteggiamenti opposti.
Da una parte vi è l’esperto eccessivamente prudente, poco presente nelle trattative e incapace di imprimere al percorso un metodo efficace. Dall’altra vi è l’esperto che assume un ruolo troppo invasivo, fino a sostituirsi all’imprenditore, ai suoi amministratori o ai consulenti.
Nella conversazione queste due figure vengono efficacemente definite come esperto “ghost” ed esperto “intruder”: il primo rimane sullo sfondo, il secondo occupa uno spazio che non gli appartiene.
La posizione corretta si trova nel punto di equilibrio. L’esperto deve essere indipendente, autorevole ed equidistante, ma non può diventare il gestore dell’impresa. La conduzione aziendale e l’iniziativa nelle trattative rimangono infatti nelle mani dell’imprenditore. All’esperto compete il compito di agevolare il confronto, verificare la concretezza delle prospettive di risanamento e favorire una negoziazione informata tra debitore e creditori.
L’importanza della documentazione e della verbalizzazione
I principi di comportamento assumono particolare rilievo anche sul piano della responsabilità professionale.
La corretta verbalizzazione degli incontri, la documentazione delle attività svolte e la tracciabilità delle indicazioni fornite non costituiscono semplici adempimenti formali. Sono strumenti indispensabili per ricostruire il percorso seguito, le posizioni delle parti e le valutazioni effettuate dall’esperto.
Non sempre, tuttavia, è possibile utilizzare il tradizionale verbale sottoscritto da tutti i partecipanti. Banche, creditori istituzionali e altri interlocutori possono non essere disponibili a firmare il documento. In questi casi il verbale diventa un atto dell’esperto, che deve rappresentare con precisione e imparzialità quanto emerso durante il confronto.
Il valore di liquidazione come parametro centrale
Un passaggio fondamentale riguarda il valore di liquidazione, che rappresenta il termine di confronto per valutare la convenienza della proposta formulata ai creditori.
Prima di avviare o proseguire una composizione negoziata occorre rispondere a due domande: vale la pena ristrutturare l’impresa? E l’impresa può essere concretamente ristrutturata?
La continuità aziendale può essere perseguita soltanto se permette di conservare un valore superiore rispetto allo scenario liquidatorio. Quando il valore generato dalla prosecuzione dell’attività scende al di sotto del valore di liquidazione, il percorso deve essere ripensato o interrotto.
Conoscere l’alternativa liquidatoria consente inoltre ai creditori di assumere decisioni consapevoli. Ogni proposta deve essere valutata confrontandola con ciò che il creditore potrebbe ottenere in assenza dell’accordo.
Piano, credibilità e rapporti con i creditori pubblici
Particolare attenzione viene dedicata anche al confronto con l’Agenzia delle Entrate. La maggiore preparazione dei funzionari e la crescente conoscenza degli strumenti di regolazione della crisi stanno rendendo più strutturato il dialogo con l’amministrazione finanziaria.
Per avviare un’interlocuzione concreta non è tuttavia sufficiente presentare un’ipotesi generica. Occorrono un piano credibile, una proposta definita, dati attendibili e una comparazione trasparente con lo scenario alternativo.
La composizione negoziata richiede quindi preparazione, tempestività e coordinamento tra professionalità differenti. Come avviene in un pit stop, ciascun componente della squadra deve conoscere il proprio compito, intervenire nel momento corretto e non invadere il campo degli altri.
Il video offre così una riflessione concreta sul metodo di lavoro dell’esperto, sulla centralità del piano e sulla necessità di affrontare la crisi con competenza, indipendenza e capacità di negoziazione.
