Conversazione con il dott. Alessandro Solidoro alla luce della pubblicazione dei Principi di Comportamento dell’Esperto della composizione negoziata.

L’incontro con il dott. Alessandro Solidoro offre una lettura qualificata della Composizione Negoziata della Crisi e, soprattutto, del ruolo dell’esperto alla luce dei nuovi principi di comportamento. 

Uno dei passaggi più significativi riguarda proprio la natura dello strumento, un percorso e non una procedura concorsuale. Questa distinzione non è solo terminologica ma incide sul modo in cui l’esperto deve porsi, sui limiti del suo intervento, sulle aspettative delle parti e sul rapporto con l’imprenditore. La CNC non nasce per sostituire gli strumenti tradizionali di regolazione della crisi, ma per offrire uno spazio di confronto strutturato, flessibile e orientato alla continuità aziendale.

In questa prospettiva, possiamo dire con certezza cosa “non è” l’Esperto: non può essere assimilato né al commissario giudiziale né all’attestatore. È una figura autonoma, con funzioni proprie. Non decide al posto dell’imprenditore, non certifica il piano come farebbe un attestatore, non esercita poteri tipici di una procedura concorsuale. Il suo compito è agevolare le trattative, mantenere ordine nel percorso, favorire il dialogo tra soggetti con interessi e linguaggi diversi, verificando costantemente l’esistenza di una concreta prospettiva di risanamento.

Il confronto mette in evidenza anche un aspetto operativo molto rilevante: nella composizione negoziata non tutto può essere pronto sin dal primo giorno. Il piano iniziale può avere un contenuto minimo, coerente con la fase in cui l’impresa si trova. Pretendere subito una proposta completa, definitiva e pienamente dettagliata rischia di snaturare lo strumento. La Composizione Negoziata è, per definizione, un percorso dinamico: le soluzioni maturano nel confronto con i creditori, nella verifica delle reazioni del mercato, nell’evoluzione delle condizioni finanziarie e industriali dell’impresa.

Certamente servono conoscenze in materia di crisi d’impresa, continuità aziendale, piani di risanamento, misure protettive, valore di liquidazione e rapporti con il ceto creditorio. Ma serve anche una forte capacità di mediazione: l’esperto deve saper parlare con la banca, con i fornitori, con l’Erario, con l’imprenditore e con gli advisor, adattando il registro e mantenendo al tempo stesso autorevolezza, indipendenza e lucidità.

Un altro punto centrale riguarda il tempo. Nella CNC può essere una risorsa, ma anche un fattore di deterioramento. L’impresa in crisi continua a operare, spesso bruciando liquidità e peggiorando la propria posizione: per questo l’esperto deve monitorare con attenzione l’evoluzione del percorso e saper individuare il momento in cui la prospettiva di risanamento viene meno. In quel caso, il suo ruolo impone di fermare il percorso, senza trascinarlo oltre per inerzia.

Il valore di liquidazione diventa quindi un parametro essenziale di confronto. La proposta ai creditori deve misurarsi con l’alternativa liquidatoria e dimostrare, in modo tecnicamente difendibile, perché la continuità possa offrire un risultato migliore. La mediazione, in questo contesto, non è un semplice invito al compromesso, ma un lavoro professionale fondato su dati, metodo e responsabilità.

L’esperto della composizione negoziata non è “l’amico di tutti”, ma un soggetto terzo, autorevole, capace di tenere insieme trattativa, metodo e visione aziendale. I principi di comportamento servono proprio a dare ordine a questa funzione nuova, complessa e ancora in evoluzione.