Composizione negoziata. La verifica del risanamento e le trattative.
Conversazione con Patrizia Riva, Professoressa associata di Economia aziendale presso l’Università del Piemonte Orientale, tra i coordinatori del gruppo di lavoro CNDCEC che ha elaborato i “Principi di comportamento dell’Esperto della composizione negoziata”
Principi di comportamento dell’esperto: dalla teoria alla pratica nella composizione negoziata
Come deve comportarsi concretamente l’esperto della composizione negoziata? Qual è il confine tra il suo ruolo e quello dei professionisti che assistono l’impresa? E come deve verificare che esistano effettive prospettive di risanamento?
Sono alcuni dei temi affrontati nella nuova conversazione della Palestra degli Esperti ACEF, dedicata ai Principi di comportamento dell’esperto della composizione negoziata, che mette a confronto Patrizia Riva, professoressa associata di Economia aziendale presso l’Università del Piemonte Orientale e tra i coordinatori del gruppo di lavoro che ha elaborato i Principi in seno al CNDCEC, e Gianfranco Barbieri e Giacomo Barbieri, professionisti di Barbieri & Associati attivi nell’ambito della crisi e del risanamento d’impresa.
I Principi di comportamento rispondono all’esigenza di offrire riferimenti concreti per un incarico particolarmente complesso, nel quale le disposizioni normative non possono prevedere tutte le situazioni che l’esperto è chiamato ad affrontare.
Il ruolo dell’Esperto
Uno dei temi centrali della conversazione riguarda proprio la natura del ruolo.
L’esperto deve essere indipendente e terzo, ma indipendenza non significa assumere una posizione passiva rispetto alla negoziazione. Patrizia Riva sottolinea come il professionista debba essere capace di comprendere interessi e punti di vista diversi, mettendo in relazione imprenditore, organi societari, consulenti, creditori e altri stakeholder.
Il suo compito è quindi quello di facilitare il processo, favorire la comunicazione e creare le condizioni affinché il confronto possa svilupparsi efficacemente.
Non deve sostituirsi all’imprenditore nelle decisioni, ma neppure limitarsi a osservare dall’esterno ciò che accade. La distinzione è sottile ma fondamentale: guidare il processo senza appropriarsi delle scelte delle parti.
Da qui l’immagine, proposta da Riva, dell’esperto come una sorta di “mediatore culturale”, capace di mettere in comunicazione soggetti che possono utilizzare linguaggi differenti e avere conoscenze, aspettative e interessi molto diversi.
Verificare concretamente le prospettive di risanamento
Un secondo passaggio fondamentale riguarda la verifica iniziale delle concrete prospettive di risanamento.
Nel confronto, Giacomo Barbieri richiama l’esigenza di una valutazione che non si limiti ai numeri del piano o alle dichiarazioni dell’imprenditore.
L’esperto deve conoscere l’azienda: comprenderne l’attività, l’organizzazione, la governance e la capacità di produrre informazioni attendibili. Non può quindi svolgere efficacemente il proprio incarico soltanto dalla propria sala riunioni, sulla base della documentazione ricevuta.
La conoscenza diretta dell’impresa diventa anche un elemento essenziale della credibilità dell’esperto nei confronti dei creditori.
La verifica deve inoltre riguardare la tenuta del modello organizzativo e amministrativo. La capacità dell’impresa di fornire periodicamente informazioni sulla gestione, sugli ordini, sulla situazione finanziaria e sull’andamento aziendale costituisce un indicatore concreto della qualità dei dati sui quali vengono costruite le prospettive del piano.
La composizione negoziata può quindi rappresentare anche un’occasione per intervenire sugli assetti dell’impresa, rafforzando organizzazione, amministrazione, controllo e governance.
Il ruolo dei creditori nelle trattative
La conversazione affronta anche un altro elemento importante: l’evoluzione del ruolo dei creditori.
La composizione negoziata non prevede infatti un creditore chiamato semplicemente a pronunciarsi su una proposta già definita. La trattativa è aperta e consente agli interlocutori di formulare richieste, rappresentare esigenze e contribuire al confronto sulla costruzione del percorso.
Patrizia Riva rileva come, rispetto alle prime esperienze di composizione negoziata, stiano maturando competenze sempre più specifiche anche tra banche e altri stakeholder.
Particolarmente significativo è il riferimento dei Principi alla buona fede rafforzata richiesta alle banche e agli intermediari finanziari.
Il buon funzionamento delle trattative presuppone infatti che al tavolo partecipino interlocutori informati sulla situazione dell’impresa e in grado di assumere decisioni con tempestività. L’efficacia dell’attività dell’esperto dipende inevitabilmente anche dalla qualità e dall’organizzazione dei soggetti con i quali è chiamato a confrontarsi.
Principi di comportamento e pratica professionale
Dal dialogo emerge quindi un’immagine molto concreta dell’esperto della composizione negoziata.
Non un semplice controllore e neppure un consulente dell’impresa, ma un professionista indipendente chiamato a comprendere l’azienda, verificare con rigore la praticabilità del risanamento, favorire la comunicazione tra le parti e dare impulso alle trattative quando esistono le condizioni per proseguire.
È in questa prospettiva che i Principi di comportamento dell’esperto assumono particolare valore: non soltanto come documento di riferimento, ma come strumento per orientare le decisioni e affrontare le situazioni concrete che caratterizzano la composizione negoziata.
Portiamo all’attenzione la pubblicazione curata dalla professoressa Patrizia Riva “Ruoli di Corporate Governance. Adeguati assetti e sostenibilità.“.
Verrà pubblicata la nuova edizione nei prossimi mesi.
EGEA Editore.
Gli sconvolgimenti climatici, la pandemia e numerose novità legislative (tra cui il Codice della Crisi, il Codice di Corporate Governance, la Corporate Sustainability Reporting Directive e gli European Sustainability Reporting Standard) hanno mostrato come sia indispensabile, anche per le realtà minori, dotarsi di strumenti di governance e conferire nuova rilevanza alle informazioni non finanziarie. L’analisi condotta nel libro si concentra, in primo luogo, sulla definizione di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili, per focalizzarsi, poi, sugli assetti organizzativi di governance, identificando i ruoli e descrivendo i criteri da seguire per la loro efficace istituzione. A partire dal modello di riferimento, si evidenzia l’opportunità anche per le Pmi di adattare le indicazioni della migliore prassi in conformità con il principio di proporzionalità. La seconda parte del libro approfondisce gli indirizzi emanati a livello europeo in materia di rendicontazione non finanziaria, e rispetto alla sempre maggiore rilevanza assunta dalle tematiche ESG e di sostenibilità. A corredo della trattazione di tali argomenti sono introdotti in entrambe le parti casi aziendali (Maire Tecnimont, Piquadro, Marr, Fondamenta, Azimut-Benetti, Fonderie di Montorso, Lavazza, Comuni di Bologna e altri).
