La tecnologia può essere un valore aggiunto per i commercialisti (fonte: EUTEKNE.INFO)

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"La tecnologia può essere un valore aggiunto per i commercialisti"
Assosoftware ha promosso una ricerca sulla generazione di valore negli studi da parte dell’ICT. Il direttore Bellini ne illustra i risultati
 
di Michela DAMASCO
Eutekne.info - Lunedì 21 maggio 2012

 
Da sempre, i commercialisti sono una delle categorie professionali più sensibile e attenta al ruolo della tecnologia, sia per l’affermarsi della telematica imposta dalla Pubblica Amministrazione, sia per l’utilizzo storico di applicazioni informatiche alla propria attività. Tale attenzione all’ICT (Information and Communication Technology) trova conferma nella ricerca “ICT e generazione di valore tra i professionisti dell’area contabile-fiscale”, promossa da Assosoftware e realizzata da ASAM – Associazione per gli Studi Aziendali e Manageriali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con il patrocinio del Governo e di Confindustria Servizi Innovativi.
La ricerca – per la visione completa dei risultati, si rimanda al sito di Assosoftware (www.assosoftware.it) – svolta su un campione di 8.000 studi professionali, distribuito su cinque Province (Milano, Torino, Firenze, Napoli e Palermo), si è strutturata in tre fasi: la prima di analisi della letteratura in materia; la seconda di interviste in profondità a commercialisti e opinion leader; la terza di somministrazione di un questionario elettronico via web tra febbraio e marzo 2012. Roberto Bellini, Direttore Generale di Assosoftware, illustra a Eutekne.info lo studio.
 

Dottor Bellini, quali sono stati gli obiettivi della ricerca?
“Periodicamente, la nostra associazione compie verifiche sullo stato dell’arte, e il «settore» dei commercialisti interessa molto i nostri associati. L’obiettivo principale è stato quello di capire come i commercialisti utilizzano la tecnologia, cercando d’individuare l’impatto che l’evoluzione dell’ICT può determinare, delineare l’evoluzione che manifesteranno i modelli di business degli studi professionali, identificare i fattori critici di successo per la diffusione dell’ICT negli studi e i principali parametri per valutare la customer satisfaction nei confronti dei fornitori, definire la composizione degli investimenti in ICT che caratterizzeranno gli studi”.


Per quanto riguarda i risultati, invece?
“Prima di tutto, il quadro emerso dalla ricerca conferma l’importanza dell’ICT nello svolgimento della professione, considerando anche l’alta redemption (percentuale di risposte, nrd) ottenuta, che, ad esempio, a Milano è risultata superiore al 30%, a dimostrazione del forte coinvolgimento sui temi proposti. Dalle risposte degli intervistati, emerge comunque che primeggiano ancora gli elementi di tipo tradizionale, dall’hardware alle soluzioni gestionali contabili/fiscali, mentre poco conosciute e usate risultano le applicazioni più innovative come la gestione studio, il CRM (Customer relationship management, ndr), la gestione documentale e la conservazione sostitutiva. Anche tutte le nuove tecnologie legate al web sono ancora poco usate dal commercialista. Basti pensare che, a livello di distribuzione del fatturato e della spesa, gli studi concentrano più dell’80% della propria attività nell’area di tipo tradizionale legata all’elaborazione della contabilità, delle dichiarazioni fiscali e della consulenza aziendale, mentre, parallelamente, l’investimento negli strumenti informativi di supporto non è spesso all’altezza, rimanendo quasi sempre sotto il 10% dei costi aziendali, con picchi che, raramente, superano il 20%. Hardware, servizi e software di base assorbono la maggior parte della spesa ICT (circa l’80%) mentre ancora ridotto risulta l’investimento in soluzioni applicative gestionali”.
 

Come ci ha anticipato, la ricerca si focalizza anche sui parametri adottati dagli studi per la scelta del fornitore e sulla soddisfazione nell’utilizzo di prodotti informatici.
“Sì. I risultati della ricerca evidenziano che servizio di assistenza di qualità e manutenzione puntuale sono ancora i parametri più importanti per la scelta del fornitore informatico, soggetto che spesso diventa partner e risulta condizionare il processo di investimento in ICT nello studio. La soddisfazione nell’utilizzo dei prodotti informatici è mediamente buona in tutte le aree (il 65% circa dichiara di essere soddisfatto delle proprie applicazioni contabili/fiscali), elemento in linea con la valutazione costi/benefici, sempre sopra la sufficienza, con maggior rilievo nelle aree dove si concentra la spesa in ICT (hardware e software di base)”.


Un dato interessante emerso?
“Anche se tutte le tecnologie legate al web risultano ancora poco usate dai commercialisti, un buon 25% di intervistati ha dichiarato di utilizzare già ora applicazioni in modalità SaaS (software as a service, ossia un sistema per la distribuzione di applicazioni attraverso Internet, come un servizio, ndr)”.
 

Anche se i commercialisti cominciano a sperimentare nuovi modelli di business legati a un utilizzo più innovativo dell’informatica, cosa si può fare per «invogliarli» a investire maggiormente nel settore?
“Sicuramente, sono necessarie maggiori promozione e informazione da parte dei nostri associati sull’importanza di certi servizi. Poi, visto che, nei casi di network di studi, l’attenzione all’ICT è risultata maggiore, la tendenza ad aggregarsi potrebbe essere un valore aggiunto per gli studi”.